Messaggio per Garcia

Nel bel mezzo della guerra ispano-americana, nel 1899, il generale cubano Calisto Garcia, leader dei guerriglieri indipendentisti che combattevano contro gli invasori spagnoli, si trovava braccato e assediato con le sue truppe sulle montagne centrali di Cuba. Per sfuggire agli attacchi, era costretto a continui spostamenti, isolandosi e nascondendosi nelle zone più interne della giungla, senza alcun contatto con il mondo esterno né possibilità di inviare o ricevere comunicazioni.

Gli Stati Uniti, per ovvi motivi strategici, avevano forti interessi in quell’area e fin dal 1895 avevano appoggiato la rivolta cubana contro la Spagna. Dopo l’esplosione e l’affondamento della corazzata americana ‘Maine’ il 15 febbraio 1898 nel porto de L’Avana, la Spagna respinse l’ultimatum degli USA e, nell’aprile seguente, dichiarò loro guerra. A quel punto, per gli Stati Uniti diventava cruciale allearsi con gli indipendentisti cubani.

Il Presidente USA McKinley doveva a tutti i costi mettersi in contatto con il generale Garcia, ma nessuno sapeva dove si trovasse. La situazione era un grave problema strategico. Fu allora che il generale Arthur Wagner, capo dell’Ufficio Intelligence Militare USA, suggerì: “Chiamiamo Rowan. Se c’è una sola persona che può trovare Garcia, questa è Rowan!”.

Il giovane tenente Andrew Summers Rowan si presentò al cospetto del generale Wagner, che gli consegnò un dispaccio con un solo ordine: “Consegnate questo scritto al generale Garcia e portatemi la sua risposta”. Rowan rispose senza esitazione: “Sì, signor generale. Sarà fatto!”.

Non ci interessa sapere nei dettagli come Rowan riuscì a mettere al sicuro il messaggio, a navigare quattro notti nella nebbia, a raggiungere le coste cubane o a sopravvivere nella giungla. Ciò che conta è che riuscì nella sua missione.

Al momento dell’incarico, il generale Wagner non si preoccupò di fornire dettagli, e Rowan non pose domande. Non si chiese come avrebbe fatto, né considerò l’impresa impossibile. Semplicemente si mise in moto.

Un uomo d’azione, determinato, con la schiena dritta e un unico obiettivo: portare il messaggio a Garcia.

Questa storia è una potentissima metafora per il nostro tempo, soprattutto per le organizzazioni – aziende, team di lavoro, associazioni, squadre sportive, enti pubblici, scuola, pubblica amministrazione, governi – dove i risultati dipendono dalla collaborazione di molte persone.

Nella mia esperienza professionale, ho visto molte situazioni in cui bisognava “portare un messaggio a Garcia”. Immagina di essere nel tuo ufficio, immerso nelle decisioni. Chiedi a un collaboratore di approfondire un argomento o raccogliere informazioni importanti, senza offrirgli dettagli.

Sarebbe bello se il tuo collaboratore fosse Rowan. Ma spesso non è così. Il tuo collaboratore annega in un bicchier d’acqua, incapace di muoversi senza istruzioni precise. Quindi: a chi affidi il tuo messaggio per Garcia?

Questo, ancora oggi, è IL problema.

Rowan non è un eroe, ma il suo comportamento è eroico. Come scrisse Elbert Hubbard, Rowan è una persona che fa il suo lavoro: non chiede, non protesta, non trova scuse, non fa il furbo. Porta a termine la sua missione, generando beneficio per l’intero sistema.

Il suo esempio ricorda la dedizione di medici e infermieri durante il periodo del Covid-19. Rowan sapeva che a volte non serve fare domande. Le domande sono fondamentali per dirigere, comprendere e condividere, ma ci sono momenti in cui qualsiasi domanda è superflua. E sapere quando non farle è un’arte.

Rowan incarna lo spirito di iniziativa: rendersi utili, darsi da fare, essere pronti, assumersi responsabilità senza dipendere dagli altri. Questo richiede senso del dovere, buon senso e rispetto per il proprio lavoro.

Se non si allena lo spirito di iniziativa, difficilmente qualcuno porterà il messaggio a Garcia. E nelle organizzazioni, lo spirito d’iniziativa è una risorsa rara e preziosa. Se hai collaboratori che fanno le cose giuste senza che tu glielo debba dire, allora sei fortunato!

Hubbard suddivide le persone in quattro categorie, che si ritrovano in tutte le organizzazioni:

  • Coloro cui basta dire cosa fare, perché lo facciano subito.
  • Coloro che non fanno nulla finché non gli viene chiesto almeno due volte.
  • Coloro che agiscono solo quando la necessità li incalza.
  • Coloro che non agiscono neanche se gli si spiega come fare e li si segue passo dopo passo.
  • Osserva i comportamenti quotidiani dei tuoi collaboratori e prova a classificarli.

 

Buona osservazione e… buon divertimento!

 

“Fai attenzione alle piccole cose, perché un giorno ti volterai e capirai che erano grandi.”

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Rudi Necciari

Coach e consulente strategico per la crescita personale e professionale

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